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Poeticamente parlando.

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March 28

Fiabe di guerra

 
Marian 
 

Marian

un giovane rampollo di una nobile famiglia polacca

appena 25 enne

 romantico, sentimentale, sensibile.

 Scrive poesie, suona il mandolino

si esibisce con successo nella chiesa parrocchiale.

Statura media

 capelli castani pettinati indietro, occhi grigioverdi.

Aspetto piacente, lineamenti morbidi

espressione del viso dolce, sguardo melanconico.

Non alza mai la voce, ha movimenti lenti

maniere aristocratiche, educazione perfetta.

  Da l’impressione d’essere sempre assente,

 spesso si allontana con i pensieri...

Non riesce a finire gli studi, non gradisce

di fare il cadetto nel ginnasio per il troppo rigore.

Non avendo problemi economici conduce

una vita abbastanza spensierata,

 aiuta il padre nell’andamento della tenuta,

 fa l’economo nell’ambito familiare.

Vive nella villa di famiglia in un piccolo paese.

Cresce circondato da parenti e amici altolocati

 in un’atmosfera intellettuale

 e con grande responsabilità verso la patria.

Il nazionalismo è fondamentale nel suo ambiente

 e lascia una forte impronta nella sua formazione.

 

I gelidi venti di guerra sconvolgono il suo piccolo mondo.

 E’ la prima volta che vive qualcosa di così intenso,

così reale...

In lui si sviluppa la consapevolezza della minaccia,

 coinvolgendolo sempre di più.

Infine entra a far parte del gruppo dei giovani ribelli,

pronti a far qualcosa contro la guerra,

più per l’avventura che per l’ideale.

Con l’invasione dei tedeschi, in settembre,

il terrore mette a soqquadro tutta la sua esistenza.

Si perde, non sa che cosa fare, nessuno lo sa.

 Il paese è piombato nel caos completo.

 L’abitazione di famiglia è occupata subito

 e trasformata nella sede del governo tedesco.

 La famiglia è costretta a disperdersi e nascondersi.

Ancora si ignora il reale pericolo.

Tutti sono inesperti e la famiglia

 non pensa a far sparire i titoli nobiliari e i titoli di studio.

 Marian continua a stare nel movimento,

 la resistenza non si ferma.

Qualche giorno dopo lo schiacciante inizio,

 i nazisti occupano il territorio.

 

continua...

 

Daniela Karewicz

March 13

Fiabe di guerra - testimonianze

 

Z cyklu „Wojenne baśnie”

 

  rozstrzelanie

 Fotografie - Tomasz Zielonka 

 

tablica

 

ATT00009

 

“In questa tomba comune riposano i resti

di cinquemila ebrei, uomini, donne e bambini

del paese e dei dintorni di Grędzice

assassinati in maniera bestiale da feroci hitleriani

nell’autunno del 1941.

La loro unica colpa fu di essere ebrei.

Onore alla loro memoria.”

 

 

Wojna i szlachetny las.

 

Opowieśc Tomasza Zielonki

w opracowaniu poetyckim Danieli Karewicz

 

O smutny lesie

co w niebiosa ranne ręce wznosisz,

powiedz przecie,

czemu krwawisz

czemu płaczesz

czemu gałęźmi łomoczesz.

Załkał las sędziwy

zadrżał gąszczem liści

zaszumiał łzawym gniewem.

 Potężnym grzmotem

wstrząsającym ziemię

baśń tę straszliwą opowie...

 

Pewnego ranka

na jasną polanę srebrem brzóz okoloną

stalą ukuci wrogi przybyli

aby czarny dół w leśnej ziemi wyryć.

Wsypali w niego udręczone kości

dusz wołających o trwogę

... żydzi to byli z innymi jeńcy

przez niemców podłych usiecy.

 

Pewien człek ludzki

uczciwy i prosty

mogiłę tę musiał przysypać.

Przez hitlerowców

do grzebań zmuszony

nie mogł się temu sprzeciwiać.

W tej masie trupów

przez męki porwanych

ustrzegł dzieciątka żywego

…skręcił sie z jękiem

pochylił do ziemi

ból z serca bezsilny wyniechał.

Ukląkł omdlały

 czapkę w pierś ścisnął

przeżegnał się i zapłakał.

 

Poszczuty psami

podniósł się wolno

wykuty jak z kamienia.

Rzucił łopatę,

 rozkazów zaniechał

 …niechybną śmierć przywołał.

O dziwie wielki, strzałów nie było!

Wyroku nie wykonano.

 Cudem się to zdarzenie stało,

które opowiem pomału:

 gdy w głuchym lęku

odwracał się krzyżem,

by los swój na zawsze zostawić

lok jego ciemny uniosły strachem

lękiem się utkał białym.

Dnia następnego

na matkę  przysiągł

nie służyc więcej tym katom.

Dniem w stajniach się skrywał

nocą uciekał,

w me silne łono gom przyjął.

Tuliłem go liścmi

poiłem rosą

żywiłem słodką jagodą.

Pieści mnie teraz

gałązki przycina

orzełki rzeźbi na grobach.

 

Daniela Karewicz

February 25

Fiabe di guerra

 

La guerra ‘immortale’...

 

auschwitz%20prisoners

 

Della seconda guerra mondiale ormai è stato raccontato tutto.

Un’infinita quantità di testimonianze è raccolta negli scritti,

sono state consumate chilometri di pellicole

per riprodurre sulle scene dialoghi e immagini sull’argomento.

Sembra che ormai non ci sia più niente da dire,

 da ricordare, invece...

Mio padre mi ha trasmesso le sue testimonianze

che vorrei far conoscere attraverso quest’insolita cronaca.

Mi sembra di sentire la sua voce calda e tenera quando,

seduto al posto del capotavola ci guardava

 e continuava a illustrarci  le sue “avventure”

 di reduce del campo di concentramento.

Cerco di ricostruire le schegge del suo futuro.

E’ doloroso.

 Ogni volta che ci penso, comincio ad avvertire

 una mano serrata che impugna il mio cuore.

A volte, nelle lunghe serate invernali,

 sfogliavamo il vecchio album fotografico.

 Tutti questi silenziosi volti,

 così misteriosamente sbiaditi

ed i commenti, raccontavano la sua vita.

L’ultima foto risaliva all’anno 1939.

Ascoltando, guardando, ho ricostruito

 nella mia mente le sue vicende di quei tempi,

che ora riemergono prepotenti dal buio dei ricordi.

I fantasmi della sua gioventù spezzata,

quelli che ogni sera, prima di dormire e ogni notte,

 in seguito ad improvvisi risvegli,

lo hanno tormentato per molti anni della sua vita.

A volte i suoi incubi ci svegliavano

dai nostri sonni fantasiosi e puerili.

 Appena calmo, accendeva la sigaretta e tutti noi,

 i tre fratelli, uscivamo dalle nostre camerette

e ci stringevamo attorno a lui nell’enorme letto.

Tra una boccata di fumo e l’altra uscivano parole lente e quiete.

 Cominciava a raccontare...

Queste erano le nostre fiabe.

 Non eravamo mai così uniti come in questi momenti.

 Così ci addormentavamo tutti insieme

 fortemente abbracciati e la mattina dopo

 andavamo a scuola come se niente fosse.

A volte, però, in pausa,

con il mio panino in mano,

 dopo i giochi o le corse appena fatte,

mi assaliva una tristezza indicibile.

Mi scorrevano davanti le immagini di un film mai visto.

 Vedevo le baracche grigie dall’aspetto angoscioso,

 con le porte socchiuse come a custodire segreti di pianti e urla.

 Vedevo strane costruzioni a ciminiera

che riempivano l’aria di fumi grigi

emananti un odore di morte...

morte nell’odore acre, morte celata nella penombra.

Sentivo il rumore secco delle ossa di migliaia di morti.

Mi perseguitavano i volti gialli, ormai trasfigurati,

con la bocca quasi serrata, bluastra,

 le guance svuotate con al centro un alone scuro,

 gli occhi, cerchiati da profonde occhiaie nere,

 chiusi e infossati,

le braccia e le gambe esili,

 le mani martoriate dai lavori pesanti,

le costole che quasi tagliavano la pelle

 di pergamena e i ventri scavati.

continua...

February 17

Fiabe di guerra

 
La guerra 'immortale  '...
 
 
...un giorno
scavarono una fossa
per buttarvi dentro
i corpi martoriati
della gente innocente.
 
 
Bergen - Belsen
 
Bergen - Belsen
 
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February 09

Fiabe di guerra

 
L’albero e i prigionieri.

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“Arbeit macht frai” 

“Il lavoro rende liberi”

Quanta bestialità si cela dietro questa frase.

C’e un albero sulla destra dell’ingresso.

 Quest’albero tace la sua lunga storia funesta.

 Lì sono stati martoriati

genitori e fratelli

di un prigioniero evaso.

 Lì mettevano anche quelli

 che tentavano la fuga.

 In piedi, con la pelle staccata,

strappata dagli artigli dei cani,

aspettavano la morte.

 La targhetta,

 stretta nella mano tremante,

con la scritta

 “Hurra! Ich bin wieder da”  

 “Urra! Sono di nuovo qua”

 indicava ai prigionieri

  di ritorno dai lavori forzati,

che la fuga era inutile.

Sempre là sarebbero tornati.

 

Albero

muto testimone di orrori.

Potessi

far volare le anime

dalla sommità

della tua mesta chioma.

 

Daniela Karewicz

 

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