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25 febbraio

Fiabe di guerra

 

La guerra ‘immortale’...

 

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Della seconda guerra mondiale ormai è stato raccontato tutto.

Un’infinita quantità di testimonianze è raccolta negli scritti,

sono state consumate chilometri di pellicole

per riprodurre sulle scene dialoghi e immagini sull’argomento.

Sembra che ormai non ci sia più niente da dire,

 da ricordare, invece...

Mio padre mi ha trasmesso le sue testimonianze

che vorrei far conoscere attraverso quest’insolita cronaca.

Mi sembra di sentire la sua voce calda e tenera quando,

seduto al posto del capotavola ci guardava

 e continuava a illustrarci  le sue “avventure”

 di reduce del campo di concentramento.

Cerco di ricostruire le schegge del suo futuro.

E’ doloroso.

 Ogni volta che ci penso, comincio ad avvertire

 una mano serrata che impugna il mio cuore.

A volte, nelle lunghe serate invernali,

 sfogliavamo il vecchio album fotografico.

 Tutti questi silenziosi volti,

 così misteriosamente sbiaditi

ed i commenti, raccontavano la sua vita.

L’ultima foto risaliva all’anno 1939.

Ascoltando, guardando, ho ricostruito

 nella mia mente le sue vicende di quei tempi,

che ora riemergono prepotenti dal buio dei ricordi.

I fantasmi della sua gioventù spezzata,

quelli che ogni sera, prima di dormire e ogni notte,

 in seguito ad improvvisi risvegli,

lo hanno tormentato per molti anni della sua vita.

A volte i suoi incubi ci svegliavano

dai nostri sonni fantasiosi e puerili.

 Appena calmo, accendeva la sigaretta e tutti noi,

 i tre fratelli, uscivamo dalle nostre camerette

e ci stringevamo attorno a lui nell’enorme letto.

Tra una boccata di fumo e l’altra uscivano parole lente e quiete.

 Cominciava a raccontare...

Queste erano le nostre fiabe.

 Non eravamo mai così uniti come in questi momenti.

 Così ci addormentavamo tutti insieme

 fortemente abbracciati e la mattina dopo

 andavamo a scuola come se niente fosse.

A volte, però, in pausa,

con il mio panino in mano,

 dopo i giochi o le corse appena fatte,

mi assaliva una tristezza indicibile.

Mi scorrevano davanti le immagini di un film mai visto.

 Vedevo le baracche grigie dall’aspetto angoscioso,

 con le porte socchiuse come a custodire segreti di pianti e urla.

 Vedevo strane costruzioni a ciminiera

che riempivano l’aria di fumi grigi

emananti un odore di morte...

morte nell’odore acre, morte celata nella penombra.

Sentivo il rumore secco delle ossa di migliaia di morti.

Mi perseguitavano i volti gialli, ormai trasfigurati,

con la bocca quasi serrata, bluastra,

 le guance svuotate con al centro un alone scuro,

 gli occhi, cerchiati da profonde occhiaie nere,

 chiusi e infossati,

le braccia e le gambe esili,

 le mani martoriate dai lavori pesanti,

le costole che quasi tagliavano la pelle

 di pergamena e i ventri scavati.

continua...

17 febbraio

Fiabe di guerra

 
La guerra 'immortale  '...
 
 
...un giorno
scavarono una fossa
per buttarvi dentro
i corpi martoriati
della gente innocente.
 
 
Bergen - Belsen
 
Bergen - Belsen
 
Genocidio degli Armeni . trofei di guerra turchi
 
Armenia
 
comun_vittimeucraine
 
Ukraina
 
fossa_comune 1935 degli fascisti italiani in Etiopia
 
Etiopia - 1935
 
fossa comune in Cecenia
 
Cecenia
 
bosnia - fossa comune
 
Bosnia
 
russia_04
 
Russia
 
wk1890
 
Sioux
 
 
 
09 febbraio

Fiabe di guerra

 
L’albero e i prigionieri.

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“Arbeit macht frai” 

“Il lavoro rende liberi”

Quanta bestialità si cela dietro questa frase.

C’e un albero sulla destra dell’ingresso.

 Quest’albero tace la sua lunga storia funesta.

 Lì sono stati martoriati

genitori e fratelli

di un prigioniero evaso.

 Lì mettevano anche quelli

 che tentavano la fuga.

 In piedi, con la pelle staccata,

strappata dagli artigli dei cani,

aspettavano la morte.

 La targhetta,

 stretta nella mano tremante,

con la scritta

 “Hurra! Ich bin wieder da”  

 “Urra! Sono di nuovo qua”

 indicava ai prigionieri

  di ritorno dai lavori forzati,

che la fuga era inutile.

Sempre là sarebbero tornati.

 

Albero

muto testimone di orrori.

Potessi

far volare le anime

dalla sommità

della tua mesta chioma.

 

Daniela Karewicz

 

.

05 febbraio

Fiabe di guerra

 

La guerra e gli alberi.

 

Auschwitz1 

 

Il campo  di concentramento di Auschwitz

viene costruito su vecchie caserme militari

circondate da alberi vecchi di circa 25 anni

Più numerosi risultavano i pioppi italiani

seguivano querce, betulle e castagni.

In consequenza del continuo ampliamento

l’aspetto del lager cambia decisamente

e aumenta anche il suo patrimonio forestale.

Già nel 1940,

inorno alle baracche, si piantano i pioppi.

Nella primavera del ’41 si prosegue con le betulle.

Gli alberi servono come elemento coprente.

Gli edifici delle camere gas e dei forni crematori

all’inizio vengono mascherati con lo steccato di vimini

poi si piantano i pioppi.

Alla fine della guerra nel ’45

gli edifici delle camere gas e dei forni crematori

sono circondati dell’alto muro verde

costituito da pioppi e sorbi selvatici.

Dopo la guerra, a Birkenau,

tra le baracche e presso la camera gas

chiamata “Casetta Bianca”,

hanno trovato il frutteto di meli, peri e ciliegi,

rimasto dopo avere raso a terra il vilaggio Brzezinka.

Le prime camere gas,

le fosse di massa

e i roghi con i corpi dei prigionieri bruciati.

sono stati localizzati nel vicino bosco di abeti.